Sposi Promessi

STORIA, ROMANZO, PROCESSI..E SPOSI PROMESSI

LE VOCI DEL VENETO CONTADINO DEL SEICENTO CHE ISPIRARONO MANZONI

con
PAOLA BROLATI
AUGUSTO GAMBA

DRAMMATURGIA
PAOLA BROLATI







DESCRIZIONE:
E' la ricostruzione immaginaria, basata sui dati in nostro possesso, dei possibili contatti che intercorsero tra l'archivista veneziano Agostino Carli e Alessandro Manzoni. Contatti che permisero a Manzoni, a quanto si ipotizza, di consultare gli atti del processo a Paolo Orgiano, così da tessere la trama de "I Promessi Sposi".
Tra storia e romanzo riprendono vita imputati e testimoni che sfilano nel processo, alcuni dei quali verranno poi trasformati da Manzoni nei personaggi principali del romanzo.
La messa in scena alterna il contrasto a più voci dei paesani alla rappresentazione delle oscure manovre dell'archivista per far giungere nelle mani dello scrittore gli atti del processo, affidandosi al virtuosismo di una coppia di attori che interpretano i vari ruoli.

LA STORIA
Nel 1607 il nobile Paolo Orgiano, vicentino, venne condannato dal Consiglio dei Dieci della Serenissima Repubblica di Venezia al carcere a vita, per aver terrorizzato per anni il paese di Orgiano, con “homicidi, sforzi, violentie et tirannie”. In particolare era solito “far operazioni nell’impedir matrimoni”, stuprava le donne del paese e perseguitava chi si ribellava alle sue angherie fino a costringerli ad andar ad abitare altrove. Un frate, fra’ Lodovico, incita i paesani a denunciare gli abusi e protegge Fiore Bertola, una giovane vittima di Paolo Orgiano .
Duecento anni dopo, Alessandro Manzoni scrive “I Promessi Sposi”, attingendo dichiaratamente a svariate fonti storiche del ‘600.
La vicenda di Paolo Orgiano presenta sorprendenti analogie con quella del Manzoni: Don Rodrigo impedisce il matrimonio di Lucia, e la perseguita fino a costringerla ad allontanarsi. Fra’ Cristoforo aiuta Lucia nelle sue traversìe.
Ma sono solo alcune delle molte similitudini tra le due vicende. La questione, tuttora irrisolta, è come Alessandro Manzoni abbia potuto avere in visione il fascicolo del processo, tuttora giacente all’Archivio di Venezia, corredato delle vivaci testimonianze di popolani e nobili.
Ecco allora spuntare la singolare figura di Agostino Carli Rubbi, archivista veneziano frequentatore e conoscitore della vita culturale lombarda, amico del Beccaria, che potrebbe essersi fatto segretamente tramite della consultazione degli atti del processo da parte di Manzoni.
A questa ipotesi il professor Povolo, dell’Università di Venezia, ha dedicato approfonditi studi, e la sua ipotesi è stata accreditata dai più eminenti esperti in materia.
Nella mia trasposizione drammaturgica della vicenda ho reso protagonista Agostino, l’archivista, con le sue inquietudini e i suoi problemi, la cui lettura del processo evoca in scena le presenze e le voci di un paese che si ribella alla violenza, nel Veneto contadino del ‘600, fino alla sentenza finale e alla pubblicazione di “Fermo e Lucia”, la prima versione dei “Promessi Sposi”.